giovedì 25 giugno 2009

Orto è

orto è vegetale.
orto è casa.
orto è educazione. L’orto si impara e si insegna. L’orto è una cultura che si comunica e che costruisce persone, gruppi e comunità.
orto è salute. Cura ogni cosa. Terapia ed orto terapia.
orto è colore, armonia di forme, gusti, profumi.
orto è soddisfazione.
orto è divertimento, scoperta e meraviglia.
orto è economia curtense. Chiusa. Ecologia chiusa. Si chiudono processi di consumo di energia. Se compro l’insalata nel supermercato devo perlomeno buttare via una confezione di plastica.
orto è economia corta. È l’economia giusta. È la vera economia globale. A cui la maggior parte dell’umanità può ricondursi. Tutti possono parlarsi se hanno da parlare del proprio orto. Un orto c’è ai tropici come oltre il circolo polare artico, e se gli ortolani dell’uno o dell’altro posto non hanno prodotti in comune, hanno una cultura, dei comportamenti, dei desideri e dei bisogni a cui l’orto ovunque assolve.
orto è risparmio.
orto è vita. In esso tutto nasce, cresce, si moltiplica e muore pure.
orto è vivo. Tutto in esso è vivo, e richiede attenzione, cura, capacità di osservare, ascoltare, capire le esigenze, pazienza
orto è amicizia. Relazione. Tutti vengono nel tuo orto, e se non vengono per te vengono per le piante che ci sono nell’orto e per l'insalata che si può raccattare.
orto è salvezza. In un mondo che sembra non si salvi, vada verso la rovina sarà il ritorno al piccolo territorio dell’orto la nostra salvaguardia.

venerdì 22 maggio 2009

Poirino è viva


Dedicherò questo blog, ma solo per 15 giorni esatti alla mia campagna elettorale alle Comunali del mio paese Poirino.

Sono nella lista "Poirino è viva" (http://www.poirinoviva.com/) ... una gran bella lista. una soddisfazione stare con questa squadra. Ne parleremo.

riporto qui la mia pagina che c'è sul sito :

"Giovanni Parigi, 57 anni.
Sono nato ad Arona e non sempre sono vissuto a Poirino, ma questo è il paese della mia famiglia e rappresenta un importante riferimento della mia vita. Anche quando per lavoro sono lontano - lavoro in Trenitalia da ormai più di trent'anni - mi dà serenità pensare al ritorno a casa, tra la gente che conosco, nella semplicità e nella concretezza che riesco a vivere a Poirino.
In Trenitalia ho maturato esperienze nella formazione del personale dell'esercizio ferroviario, nella emissione di normative tecniche e certificazioni di sicurezza.
Al di fuori dal lavoro aziendale sono appassionato di orticoltura e giardinaggio, di storia e cultura locale ed il mio relax è andare in montagna. L'essere stato ufficiale degli Alpini mi ha lasciato questa piacevole passione.
Le letture, posso dire i miei studi, che più in questi anni mi occupano sono molto incentrati sulla sostenibilità del nostro mondo occidentale, attraverso le crisi che viviamo, dalla crisi energetica alla rivincita della localizzazione sulla globalizzazione ... ma qui lascio parlare il mio blog.

Per due motivi mi son messo in lista.
Perché s'è formata una bella squadra attorno a Sergio Trucco e perché Poirino è da ricordare.
E mi spiego.
La squadra. Era verso la fine dell'anno scorso e Sergio, passando sotto al mio orto, ha cominciato a parlarmi di un impegno in lista e fu così che son sceso non in campo, come ha fatto qualcun altro, bensì mi son trovato nell'orto.
Ho così potuto vedere crescere la squadra giorno dopo giorno. Ed è stata una sorpresa.
Io personalmente non ricordo che, a Poirino, si sia mai più fatto un così ampio dibattito politico, un progetto amministrativo importante, costruito con competenza e passione assieme.
Di mese in mese è cresciuto il programma che adesso tutti potete vedere, che ha coinvolto non solo i candidati, che nel frattempo si ritrovavano in questo progetto, ma anche tanti poirinesi e soprattutto i giovani. Ed il programma che tutti gli elettori possono leggere in queste pagine non è un 'programma elettorale' come gli altri, ma un programma di lavoro, di una squadra impegnata già fin dal primo momento a lavorare per la comunità poirinese.
E, se potremo realizzarlo, vogliamo coinvolgere i cittadini, in modo che ogni futuro progetto possa essere sempre condiviso e costruito insieme, durante la vita amministrativa.
Poirino è da ricordare...
Per un paese "cintura" della grande città, il rischio è che nel confondersi dei confini urbani si allentino i legami culturali, si perda l'identità passata, senza riuscire a fondarne una basata su ciò che è stato e ciò che si è aggiunto.
Per le persone che vivono qui da molto o poco tempo, è importante trovare non solo il riparo di una casa, ma anche la sensazione di appartenere a una comunità con cui condividere tempo libero e sociale, idee, attività, storie e cultura.
Una condizione di questo tipo non si crea per caso, è importante avere un progetto che crei un tessuto comune, ricordando, ritrovando la storia passata e intrecciandola con quella presente.
Il progetto del candidato sindaco Trucco è finalmente un progetto di amministrazione comunale non più centrato sui problemi di sviluppo edilizio e subdolamente interessato allo sfruttamento di un territorio che ora dice basta ad ogni abuso.
Il progetto di "Poirino è viva" è soprattutto incentrato sulle persone e sulla cultura del territorio.
Poirino è viva anche nella mente delle persone e nei valori di una comunità ed un'amministrazione seria se ne deve occupare.
Mi potete scrivere qui gio.parigi@libero.it

come pure possiamo discutere sul mio blog http://semedigrano.blogspot.com/ " appunto

venerdì 6 marzo 2009

Un vero "facite ammuina". Uno spreco di mobilità

Vero o falso fosse quest'ordine nelle armate di Franceschiello non importa. Sta di fatto che è un ordine eseguito tutti i giorni nelle armate motorizzate dei produttori di fatturato e benessere che vedo tutte le mattine mettersi all'opera.
E mi spiego.
Abito a Poirino (prov. Torino) e quasi tutte le mattine percorro una quindicina di chilometri su una statale per avvicinarmi al posto di lavoro.
Su questa strada, che attraversa i territori dei comuni limitrofi, vedo una via vai vorticoso ed insensato di furgoni, camioncini e quant'altro di artigiani e piccoli imprenditori che a frotte si spostano da un centro abitato all'altro. E si legge tutto dalle copiose insegne scritte sui loro veicoli. Un imbianchino di Santena va verso Villanova. un edile di Villanova va a Trofarello. Un idraulico vien giù da Chieri ed un elettricista di Carmagnola va verso Poirino. Uno scambio perpetuo. una vera ammuina.
Deduco, mentre guido anch'io la mia vetturetta, che mediamente questi artigiani, con tutta la loro squadra stipata sopra, perdono quotidianamente un'ora ad andare ed un ora a tornare. Ed il tempo, ovviamente, non è la sola risorsa comsumata.
Mi chiedo: non è possibile 'localizzare' di più queste risorse? Perchè inesorabilemente bisogna andare da un paese all'altro. Quali informazioni mancano a chi si deve fare i lavori perchè trovi sul posto chi gli fa il lavoretto? Possibile che ci sia tanta convenienza a cercare sempre altrove chi fa dei lavori. E chi fa i lavori, se strappa un contratto più favorevole e va ad impicciare il 'mercato' del vicino paese, si farà ben i suoi calcoli e risparmierà sicuramente sulla qualità del lavoro eseguito per compensare al costo dello spostamento.
Quindi in una considerazione economica di sistema, far spostare maestranze è un costo e basta, e non mi si parli di concorrenza, e questo costo lo paghiamo noi in tutti i termini, senza accorgercene, non ultimo quello dell'inquinamento.
Se potessi, e forse potrò dire qualcosa nella mia comunità, cercherò di facilitare il localismo non solo delle merci, ma anche di tutte le attività lavorative.
Poi, spero presto, anch'io mollero 'sta macchina e lavorerò da casa.

“Coraggio, il meglio è passato”

E' una citazione di Ennio Flaiano. diventata ora titolo di un libro che è un ritratto ironico e spietato della società italiana. Il libro è di Michele Brambilla, molto interessante, sopratutto quando confronta i vecchi conformismi con i nuovi conformismi. ["Allora la famiglia era il fulcro di tutto: si preferiva essere separati in casa piuttosto che romperla; oggi, se non è “allargata” non merita neppure una fiction tv. I figli avevano sempre torto; oggi se vengono bocciati si ricorre al Tar. Il Natale era sacro anche per i non credenti; oggi pure i credenti evitano di festeggiarlo per non offendere i musulmani. I vecchi erano i saggi del focolare; ora a cinquant’anni si va in prepensionamento."]
Ma qui mi fermo per usare quella frase proprio per descrivere il nostro momento storico e l'atteggiamento con cui affrontarlo.
Quel che è passato è passato però e non ci possiamo fare più nulla.
Ma qual'è il 'meglio' che è passato? quello di un mondo materiale, economico (l'economicismo e il lavorismo, come si esprime Latouche), pieno di 'sviluppo' e falsità varie che si sta allontanando. Forse un meglio ce l'abbiamo ancora nel futuro, solo non riusciamo, come ovvio, ad afferrarlo.
Che non sia il 'peggio' quello che è capitato all'uomo consumista e consumatore del pianeta nel secolo scorso e che sta affossando in questa crisi vorticosa!!??
Forse il meglio che è passato è solo quello anagrafico degli anni della propria vita. Ma nemanco questo è vero, perchè è un conformismo che ci portiamo dietro e se ce ne liberiamo ci permetterà di trovare un meglio ancora avanti. Coraggio.

venerdì 27 febbraio 2009

6 tipi di conegrina, fregatura assicurata

Per una imprescindibile necessità, sono entrato in un assurdo tempio dei nostri giorni qual'è un centro commerciale. Dovevo prendere tre o quattro cose. C'erano estensioni di scaffali allucinanti, centinaia di metri da fare spingendo un carrello per passare da un prodotto all'altro.
L'asettica segnaletica per individuare settori, prodotti, ecc. già agghiaccia il cuore.
La considerazione che quel luogo di un lusso falso e pure opulento già lo pagavo io prima ancora di comprare mi è subito balenata in mente.
Un camminamento innaturale e triste.
Ma che me ne viene in tasca a contemplare tanta estensione di prodotti, nulla di questa esposizione mi appartiene e tanto meno mi attira.
Ma dovevo cercare la conegrina. Arrivo davanti allo scaffale giusto e trovo 6 (ripeto sei) tipi di conegrina. da un litro, da un litro e mezzo, da due. Super candeggina, candeggina gentile, etichette assurde e banali assieme, ma sopratutto complicatissime. Una era in 'offerta', la parola più falsa che si metta in un mercato. Avrei dovuto aprire un foglio di calcolo e fare una attenta disamina, due ore, per valutare attraverso tutti i parametri, quantità, diluizione, componenti. prezzo, la possibile convenienza.
Invece come tutti, in un attimo si sceglie, subendo inconsiamente i trucchi di marketing che van dall'ergonomia degli scaffali alla confezione... quindi sensazione vissuta di essere fregato.
Questo è un tempio ove si frega e basta, con tecniche accettate che ma che dovrebbero sollevare le masse e scatenare rivoluzioni.
La prima, non entrarci mai più.

giovedì 26 febbraio 2009

Le "ragioni" che abbiamo dentro

"Le prigioni che abbiamo dentro". Di Doris Lessing, premio Nobel 2007.
Bellissimo libretto scritto nel lontano 1986 ma attualissimo.
E scritto col buon senso, non piemontese ma di chi è vissuta nella campagna africana della Rodesia.
E per lasciare a tutti la curiosità di una bella lettura qui racconto solo che l'autrice scrive ai tempi della Margaret Tatcher e delle sue campagne elettorali. Già allora la destra era assolutamente orientata ad ingaggiare le maggiori società pubblicitarie ed adottava ogni forma di tecnica, consolidata della publicità commerciale per ottenere il consenso.
E quanto la nobile opposizione labourista irrideva tali trucchi e i media!!
Gli oppositori della Tatcher si consideravano dei galantuomini che avevano il peso delle loro idee, nonchè ideologie da portare avanti, i loro giochetti politici. Tronfi di queste sicurezze si sono presi una sonora sconfitta.
Ed ogni spregiudicatezza l'esercito del Bene dei ben pensanti la rifiutata ma è stato battuto.
L'ha rifiutata per le sue ragioni: di essere nel bene, nel vero, nel giusto.
Ma le sapevano loro, non le spiegavano a nessuno e non convincevano nessuno.

"I nostri rivali - cito - non hanno questo tipo di inibizioni"

Inutile dire che la Tatcher è sostituita in Italia da un altro personaggio che queste tecniche le ha usate da padrone. Ed il bello della lettura sta proprio nella preveggenza di quattro lustri dell'autrice.

Ma ora non è inutile che vi dica che il consenso va studiato matematicamente.
Spendere dieci per convincere per l'eternità UN intellettuale coerente con chissa quali teorie è perdente rispetto a chi spende cinque per convincere DUE fuori dal bar col più stupido trucco pubblicitario. un voto 'serio' contro due 'labili'. Ma i numeri sono numeri.

Noi con idee serietà e studi spendiamo 80 per convincere il 20 % dei votanti. C'è chi sa trovare quel 20 che convince l'80 %!!!

Pareto, piemontese, buon senso statistico, vienci in aiuto.

mercoledì 25 febbraio 2009

Cambiare Poirino

Chi lo farà? Quando succederà?
Alla prima domanda bisogna rispondere così: non uno ma tanti.
Ma i tanti devono essere

convinti,
motivati,
organizzati.

quando ... sicuramente l'8 giugno.

Tempo 100 giorni.

Chi ci crede, lavori.